GIORGIO PERLASCA- CENNI BIOGRAFICI
Giorgio Perlasca, nasce a Como il 31 gennaio 1910.
Fascista, ha partecipato alle guerre di Etiopia e poi di Spagna come ufficiale volontario; Non approva le inique leggi razziali e dopo l’8 settembre rimane fedele alla monarchica, ma è senza i paraocchi e continua ad esercitare il suo senso critico, una moralità assoluta uniti ad una sconfinata umanità che lo porteranno a praticare la solidarietà nei confronti dei perseguitati e, quando se ne presentò l’occasione in Ungheria, a Budapest, aiutò gli ebrei a rischio di venire scoperto e deportato, se non ucciso, ed essere passato per le armi.
Finita la guerra, torna a casa e riprende a lavorare senza rivendicare meriti anche se di quel che aveva fatto aveva informato sia il governo sia un quotidiano delle Venezie.
Ma allora, quelle notizie probabilmente non interessavano. Dei fatti accaduti in quel periodo ungherese raccontava qualcosa in famiglia, in controtendenza con chi dopo la Liberazione avevano vantato e fatto valere benemerenze antifasciste e resistenziali con annesse pretese di risarcimenti.
Un uomo che aveva agito da uomo, che non aveva accettato una legge perché disumana e infame, un uomo che si era ribellato e aveva agito con decisione, con determinazione, con astuzia, da grande giocatore abituato a bluff clamorosi, da grande Impostore.
L’opinione pubblica venne a sapere di lui perché ci furono degli ebrei che si ricordarono, dopo tanti anni, di essere stati salvati a Budapest da un tale che si faceva passare per un diplomatico spagnolo e che si chiamava Jorge Perlasca. E lo ritrovarono in Italia, non in Spagna.
Quest’uomo, ormai vecchio, ricevette riconoscimenti da Israele, dalla Spagna e dell’Ungheria. Finalmente con la pubblicazione di La banalità del bene. Storia di Perlasca di Enrico Deaglio, ed. Feltrinelli 1989, anche l’Italia si desta e vengono dati alla stampa stralci del diario che verrà pubblicato con il titolo emblematico “L’impostore”, ed. Il Mulino nel 1997. Emblematico perché fu autore di una grande, straordinaria e stupenda impostura.
Pagine di relazioni, semplici ed immediate, prove di commenti, di compiacimento, di retorica; pagine con fatti eloquenti per se stessi. Perlasca non vuol commuovere, ma ci si commuove per l’azione stessa, raccontata come un diario di reparto delle truppe combattenti, che annota spesso telegraficamente, quel che accade in quel reparto, sui posti dove opera, in un determinato periodo. Un racconto di avvenimenti vissuti giorno per giorno, nulla più.
1941: Perlasca lavora a Zagabria, Belgrado e in altri centri dei Balcani come dipendente della Società Anonima Importazione Esportazione Bestiame di Roma. Nel 1942 si trasferisce in Ungheria per approvvigionarsi di carni da mandare in Italia.
Dopo l’8 settembre blocca i vagoni di merce acquistati e in viaggio verso l’Italia per impedire che le carni venissero prese dai tedeschi, rifiuta di aderire alla Rsi per mantenere fedeltà al giuramento fatto al re e pur avendo la possibilità di raggiungere l’Italia con un passaporto spagnolo, decide di rimanere in Ungheria. Internato insieme a tanti italiani, riesce a trovare rifugio nella sede diplomatica spagnola mettendosi a collaborare al programma umanitario di salvataggio degli ebrei attuato dalla Spagna insieme ad altre delegazioni di paesi neutrali e con la Croce Rossa Internazionale. Grazie all’attestato rilasciato alla fine della guerra civile dal governo franchista ai combattenti italiani con scritto: “Caro camerata, in qualsiasi parte del mondo ti troverai, rivolgiti alla Spagna”.
Ad un certo punto il primo segretario dell’ambasciata iberica Briz dovette andarsene dell’Ungheria, e Perlasca nonostante avrebbe potuto nuovamente abbandonare il paese, decise di restare e si autonominò nuovo rappresentante del governo spagnolo, nuovo console.
Spregiudicato e riflessivo, deciso e prudente, attendista e tempesta, a seconda delle situazioni; idealista, coerente e coraggioso, sempre
Per ottenere un risultato, faceva balenare una prospettiva: o minacciosa (rappresaglie da parte del suo governo nei confronti dei cittadini ungheresi in Spagna)… o in positivo (trattamenti diversi a fine guerra in caso di vittoria degli alleati). Alla fine davano tutti ascolto a Perlasca e le cose si mettevano nel senso da lui voluto.
Annotò gli episodi salienti, gli incontri con esponenti politici o militari, i tentativi compiuti, i risultati ottenuti e, dopo la guerra, su richiesta dello scrittore ungherese Jeno Levai, quel materiale gli servì per stendere un “Promemoria”.
Il libro “L’impostore” contiene anche cinque capitoli riguardanti eventi, situazioni o personaggi particolari caratterizzanti il periodo nel quale Perlasca compì la sua impresa umanitaria, come la descrizione delle “case protette dalla Spagna”, della figura di un collaboratore ebreo, Zoltán Farkas.
Infine una “Appendice” con la relazione inviata da Perlasca al ministero degli Affari esteri di Spagna a ottobre 1945 con la quale dava conto degli avvenimenti, dell’opera svolta, del materiale, delle carte burocratiche, dei fondi esistenti, ecc…
Se c’è un capitolo della storia recente del quale come italiani si può andare orgogliosi, uno di questi è quello scritto da Giorgio “Jorge” Perlasca.
Muore a Padova il 15 agosto 1992: prima di andarsene fece in tempo a visitare Israele ed essere riconosciuto un uomo “giusto”.
Giovanni Lugaresi


















