82 ° ANNIVERSARIO DELL’INCENDIO DI CEVO.

“La maggioranza di noi fortunatamente non ha vissuto sulla propria pelle quei momenti dolorosi.
Ora, sta a tutti ricordare e difendere ciò che quei giovani ribelli hanno così faticosamente conquistato per la società: la Libertà, la Pace e una vita dignitosa”.
Roberto Bonetti
BATTISTA, STORIA DI UN PARTIGIANO.
“Come ti chiami, ragazzo?”
“Giovanni Bonetti, signore”
“E quanti anni hai?”
“Quattordici.”
“Ah! Quattordici. E di dove sei?”
“Niardo. E ora possa andare?”
“Un momento. Il papà?”
“Lavora alla Todt a Darfo.”
“E la mamma…” il sottufficiale viene interrotto dal collega che in disparte lo informa:
“Suo padre è il marito della Mansueta Cappellini, l’ostetrica che ha fatto nascere più di metà paese a Niardo, Braone e Losine.”
“E di lui cosa sai?” domanda sospettoso.
“È un maestro che ha perso il lavoro, perché a suo tempo ha rifiutato di fare la tessera del partito. Ora è impegnato con un certo successo nella costruzione delle strade di montagna.” Il sottufficiale si accontenta delle informazioni ricevute.
“Vedi come brucia Cevo, là, in alto?” domanda al ragazzo con tono ammonitore, mentre gli afferra le guance per porgi lo sguardo sul paese in fiamme.
“Ricordatelo, perché il prossimo sarà Niardo!”
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