I fatti
“L’estendersi dell’egemonia partigiana sulla Valsaviore si concretizza con l’occupazione di Cevo il 30 giugno 1944, condotta senza incontrare resistenze apprezzabili da parte dei repubblichini, molti dei quali si erano da tempo allontanati dal paese e, ormai, non potevano circolare liberamente. Il 1° luglio viene presa d’assalto la postazione fascista di Isola: il duro combattimento si conclude con l’eliminazione del presidio nemico. Negli scontri perdono la vita 4 militi e il partigiano Luigi Monella.
La risposta a questo stato di cose si ha il 3 luglio 1944 con un’improvvisa incursione ad opera di circa 2000 fascisti partiti di primo mattino dal fondovalle con l’obiettivo di giungere a Cevo e darlo alle fiamme. In paese, quel giorno, si preparano le onoranze funebri del partigiano Luigi Monella alla presenza di una ventina di compagni d’arme. L’offensiva, sferrata da 4 direttrici con una manovra a tenaglia, chiude il paese in una stretta e ferrea morsa.
Alle 4:00 del mattino, le sentinelle danno l’allarme e inizia la sparatoria, dapprima rada e poi sempre più fitta. Al momento dell’attacco, i partigiani impegnati in difesa sono 23 e organizzano una coraggiosa quanto disperata resistenza, durante la quale trattengono per qualche ora le preponderanti forze avversarie.
Solo verso le 9:00, puntando le armi alla schiena delle donne catturate nei fienili circostanti, i nazifascisti riescono a penetrare nell’abitato: i difensori, rimasti a corto di munizioni, sono costretti allo sganciamento. Le squadracce man mano penetrano nell’abitato di Cevo, avanzano di casa in casa, si abbandonano ad atti vandalici, rastrellano brutalmente la popolazione e saccheggiano l’intero paese. Inizia la pioggia di bombe incendiarie sulle case. Nel frattempo mentre una parte della popolazione è riuscita a fuggire e a mettersi in salvo, il resto viene sospinto dai fascisti verso la Colonia “A. Ferrari” dove anche gente di Saviore era lì ammassata dopo che questo paese era stato messo a soqquadro da un plotone di camicie nere.
I fascisti radono al suolo Cevo, che al tempo contava circa 1000 abitanti tra donne, uomini e bambini. Bilancio di questa crudeltà e inaudita ferocia: 5 vittime inermi, 1 partigiano, 151 case totalmente distrutte, altre 48 rovinate dalle esplosioni dei mortai e delle armi automatiche pesanti, 12 case saccheggiate, oltre 800 abitanti senzatetto, 165 famiglie disastrate”.



















